Con la sentenza n. 10905/2020 (testo in calce) la Corte di cassazione ha statuito che l’offesa rivolta mediante comunicazione telematica diretta alla persona offesa, alla presenza di altre persone “invitate” nella chat vocale, integra l’ingiuria aggravata dalla presenza di più persone e, come tale, non è prevista dalla legge come reato, attesa la depenalizzazione operata con il D.lgs. 15.1.2016 n. 7.

Il caso

Il caso dal quale scaturisce la sentenza che qui si annota si era concluso in entrambi i gradi di giudizio con la condanna dell’imputato per il reato di diffamazione, per avere questi offeso un altro soggetto, comunicando con video chat, con modalità accessibili ad un numero indeterminato di persone.

Ricorreva l’interessato, a mezzo del proprio difensore di fiducia censurando la sentenza di secondo grado sotto il profilo della violazione di legge e del vizio di motivazione.

In particolare, deduceva che le offese erano state rivolte attraverso una chat che aveva natura di conversazione vocale, con la conseguenza che non avrebbe avuto rilievo l’ascolto da parte di altri utenti; contestava altresì la valorizzazione in…

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